Keep on rocking in a free (?) world (parte 3)

Posted in Musica on 29 luglio 2013 by takochan88

Il viaggio in Scandinavia mi ha nuovamente lasciata con le pezze sul sedere, per cui, anche se era un evento più unico che raro, non ho potuto assistere né al concerto di Bruce Springsteen a Piazza del Plebiscito, né a quello di Joe Satriani al Palapartenope. Insomma, due immensi sotto casa e non mi ci sono potuta nemmeno avvicinare.
(Apro e chiudo parentesi: 80 € per un concerto in piazza non si sono mai visti…)
Ma la mia estate concertistica non era ancora iniziata.

L’essere rimasta senza soldi per altri motivi oltre che per il viaggio (mille lauree – non le mie -, compleanni, qualche debituccio che ancora mi portavo dietro…) non mi ha impedito di partecipare ai due eventi più importanti della capitale: i concerti dei Muse e di Roger Waters all’Olimpico.

Per i Muse è stata una pura questione di culo: era sold out da non so quante settimane, ormai, ma siccome si sarebbe dovuto registrare il dvd, hanno messo a disposizione a due giorni dal concerto dei biglietti da 10 euro. Certo, non erano i posti migliori del mondo, ma siamo riusciti comunque ad assistere ad un concerto straordinario, sia dal punto di vista musicale che visivo.
Ok, i Muse sono quelli che sono, e io sbavavo dietro a Bellamy già alla tenera età di 14 anni, e possono piacere e non piacere, ma quelle luci, i fuochi d’artificio, quel pazzo di Bellamy che correva avanti e indietro per la piattaforma messa al centro dello stadio (il tutto mentre suonava e cantava, eh), Charles the Robot che passeggiava per il palco sulle note di Unsustainable, i testi delle canzoni che comparivano sui maxischermi, palloni aerostatici con ballerine trapezziste che giravano per lo stadio… A livello visivo erano ai livelli dei Pink Floyd (e posso ben dirlo!)
E anche l’atmosfera che si respirava era quella che era: dai ragazzini di 15 anni azzeccati di Twilight (delusi perchè non hanno suonato Neutron Star Collision) agli ultra trentenni che li apprezzano musicalmente, eravamo tutti lì, 90mila persone concentrate lì, a cantare, saltare, urlare.

Mio fratello li ha conosciuti praticamente nel tragitto tra Napoli e Roma e ritorno, ma le canzoni più famose le conosceva, e ha ben pensato che sarebbe valsa la pena andare ad un loro concerto (se le sole Time Is Running Out e Space Dementia lo hanno convinto, immagino cos’avrebbe fatto se avesse conosciuto la loro discografia a memoria tipo  me…).
Io, invece, sono praticamente morta sulle note di Hysteria e Resistance, ma la vera botta me l’ha data Stockholm Syndrome, mia canzone preferita in assoluto di quei tre pazzi. Che dire, io il dvd me lo compro, poco ma sicuro.

Ed eccomi qui, alla fine del mio percorso di concerti che mi ha portato ieri sera all’evento degli eventi: Roger Waters “The Wall” Live.

Non ci sono parole per descrivere quest’evento. Nessuna emozione, nessun concerto, niente in assoluto è stato minimamente paragonabile a questo. Un muro di 150 metri che veniva costruito man mano che il concerto andava avanti, ragazzini che cantavano la loro invettiva contro il malvagio maestro, un Waters d’annata che cantava assieme al Waters attuale, immagini di guerra, violenza e terrorismo che correvano lungo il muro che era anche un maxischermo su cui venivano proiettate le immagini del concerto stesso, scene del film di Parker che spiegavano quello che succedeva man mano che la storia di Pink andava avanti, pupazzi giganti dei vari “antagonisti” che comparivano sul palco, e messaggi e invettive varie contro il capitalismo, il terrorismo di stato, la violenza e la paura.
Un concerto molto politicamente scorretto in un momento storico molto delicato. E poi il momento che tutti aspettavano con ansia: Comfortably Numb, eseguita magistralmente dal chitarrista Wyckoff che non ha fatto minimamente sentire la mancanza fisica di Gilmour, e cantata da tutte e 50mila persone lì presenti.
E se questo è stato fatto dal solo Waters, non riesco nemmeno ad immaginare cosa possa essere stato con i Pink Floyd al completo. Ricordo ancora quando assistetti al Live8 in cui avevano fatto una piccola reunion, poco prima che morisse Wright, e malgrado fossi quasi in lacrime solo guardandoli in televisione, mi chiedevo cosa provassero le persone che erano lì, cantando con loro sulle note di una delle più belle canzoni mai composte. Beh, posso dire che ieri sera sono andata molto vicino a capirlo, ma solo perché c’era il solo Waters.

Momenti topici della serata: la gente che voleva chiederci se stessimo lasciando il parcheggio, ma che poi, guardando la mia maglietta, capivano e se ne andavano; un gruppo di casertani ubriachi che ci chiede di fare una foto fuori lo stadio; i Bee Gees e gli Abba nello stereo durante il ritorno in macchina (alle 3 di notte) e, pochi minuti prima che iniziasse il concerto, Imagine di Lennon dagli altoparlanti, e tutti a cantarla e ad applaudire alla fine, proprio come se fosse stato un concerto di Lennon.

Ora devo solo sperare di riuscire a trovare il tempo, i soldi e la compagnia per andare a sentire i Dream Theater a gennaio. Incrociate le dita per me!

Keep on rocking in a free (?) world (parte 2)

Posted in Musica on 29 luglio 2013 by takochan88

Conclusosi l’Afrakà Rock Festival (e i miei soldi), posso finalmente dar pace alle mie orecchie (e al mio portafogli), almeno così credevo.
Sotto Natale alla stazione centrale di Napoli hanno organizzato una serie di iniziative gratuite volte a incentivare lo shopping natalizio (la stazione è diventata da un paio d’anni a questa parte anche un centro commerciale), tra cui un concertino dei Blue Stuff.

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Concertino perché non è durato chissà quanto (un’oretta), ma al di là dell’indiscussa bravura della band e della bellezza delle canzoni, la cosa si è (purtroppo) trasformata in uno spettacolo grottesco, con una clochard che si è “donata” al suo pubblico, intrattenendolo con balletti e movenze “aggraziate” sulle note delle canzoni; e a lei un vecchietto (non so se fosse un suo conoscente o meno) si è unito a lei verso la fine dello spettacolo.
Ma d’altronde, siamo a Napoli. Già è tanto che si organizzino eventi del genere, figuriamoci poi gratuiti. Accettiamo la piccola “piccante” aggiunta con qualche risata.

Ulteriore pausa, stavolta di due mesi.
Per andare al concerto dei Korpiklaani ho fatto delle cose allucinanti, e tutte nella stessa giornata: sveglia prima dell’alba per affrontare lo scritto di Giapponese 3, una corsa alla stazione per prendere l’unico treno regionale per Roma che mi avrebbe permesso di raggiungere la capitale in orari decenti (ricordiamoci che ero rimasta senza soldi..), la traversata della capitale stessa tra Termini e Tiburtina + bus stracolmo perché la mia amichetta non poteva venirmi a prendere, e io avevo una paura allucinante di perdermi.
Il tempo di cambiarmi, mettere qualcosa sotto i denti e organizzarci mentalmente (e fisicamente) al massacro da pogo, raggiungiamo l’Orion di Ciampino. Nel breve tragitto che separa la nostra macchina dal locale, becchiamo un gruppo di fan che si stava preparando manco fossero stati dei cosplayer ad una fiera del fumetto: tuniche, asce bipenne, elmi puntuti e corni! Cogliamo ovviamente subito l’occasione per fare le cretine e suonarli anche noi. Quando arriviamo, il gruppo spalla aveva finito di suonare da pochi minuti, ma il locale non era ancora pieno, per cui riusciamo a trovare un’ottima postazione: non nel centro della bolgia, ma nemmeno appartate, e da lì avevamo perfino un’ottima visuale del palco.

Inutile dirlo, siamo uscite da quel locale a pezzi. Non solo il pogo (molto contenuto, almeno per noi…), ma anche i salti e le tarantelle (cioè, suonano Ievan Polkka, non potevamo non andare a braccetto come delle birraie bavaresi nel pieno dell’Oktober Fest). Concerto molto sentito, insomma: folk metal nella sua concezione più pura (non a caso, lo hanno “inventato” loro). E Jonne Järvelä e company (o meglio, kaverit) si divertivano insieme al pubblico. Tralasciando il fatto che erano piuttosto ubriachi (da bravi finlandesi), hanno interagito con noi per tutta la durata dello spettacolo: Jonne passava il microfono al mondo, insegnandogli qualche parolina in finlandese (o nel loro strano dialetto) e sperando che riuscissero a mettere due parole in croce (non per dire, ma non ci riesco io dopo 3 anni che studio quella lingua allucinante…). E ovviamente, non ha potuto non notare il nostro gruppo di (birraie bavaresi) donzelle danzanti (non solo io e le mie due compagne, ma anche altre ragazze che si erano aggiunte a noi), e la cosa lo ha rallegrato non poco (si girava spesso verso di noi con la bottiglia di birra alzata in segno di saluto). Ah! Finlandesi!
Uscite dall’Orion, andiamo con un gruppo di ragazze lì conosciuto (le altre bavaresi di cui sopra) a prendere una birra in un locale, e parlando del più e del meno (“Sere, ma cosa significa Juodaan Viinaa?” “Beviamo liquore” “Ah, ovvio…”), ci rendiamo conto che abbiamo fatto più ginnastica in quelle due ore scarse che in mesi e mesi di palestra.
Il giorno dopo lo passiamo più o meno in coma (escludendo la parentesi “Esame” della mia amica che proprio la mattina dopo il concerto ha affrontato un esame di Urbanistica…), ma ci concediamo una passeggiata al Vaticano (era il periodo in cui Papa Ratzi si era appena dimesso, non potevamo non approfittarne!) e una bevutina di assenzio a San Lorenzo; e infine mi tocca il viaggio della speranza per tornare a Napoli (il regionale non era pieno, di più!) il terzo giorno, ma ero soddisfattissima e contentissima di essere riuscita ad andare ad un concerto del genere, divertendomi e sfogando un bel po’ di rabbia e stress accumulate (non ero in un periodo proprio felicissimo della mia vita).

Altra pausa, ad aprile, pochi giorni prima della mia partenza per la Scandinavia, vengo invitata al concerto dei Ministri. Premesso: non li conoscevo se non di nome, ed io sono molto, molto, molto (troppo?) prevenuta nei confronti del rock made in Italy. A parte le dovute eccezioni, a me il rock italiano non piace quasi per niente. Sì, non sopporto gli Afterhours, i Marta sui Tubi, Il Teatro degli Orrori e compagnia bella. Non dico che fanno schifo, semplicemente non riesco a sentire il rock cantato in italiano. Per me, non è una lingua che si presta a questo tipo di musica. Però, sono sempre aperta a nuove conoscenze, e finchè il biglietto costava 10 euro…
Mi faccio una bella scorpacciata di discografia e informazioni varie ed eventuali, e alla fine vado in quel buco che è la Galleria 19. Bel concerto, poco ma sicuro, e loro sono anche bravi, ma la location era uno schifo. Eravamo sotto terra, appiccicati gli uni agli altri senza un minimo di ricambio d’aria e col pavimento sdrucciolevole per via dell’umidità, delle bevande cadute e del sudore del pubblico (e del bassista del gruppo, a giudicare da come gocciolava..).
In ogni caso, a parte poche canzoni, anche per loro resta lo stesso giudizio che ho per gli altri: non riesco a sentire il rock in italiano. Ma vale la pena di andarli a sentire, perchè (come ogni band che si rispetti, italiana o svervegese che sia), la musica la si può giudicare solo dal vivo, dalle emozioni che ti dà e da come reagisce la band all’entusiasmo del pubblico, e loro avevano risposto decisamente bene.

Pausa di pochi giorni, giusto il tempo di prendere un volo per Helsinki, che mi ritrovo catapultata in uno dei concerti più allucinanti a cui abbia mai partecipato in vita mia: gli Stratovarius!

Tralasciando il fatto che per un concerto del genere in Italia avrei speso molto più che per l’intero viaggio per Helsinki solo tra viaggio e biglietto, è stata un’esperienza indescrivibile.
Primo, eravamo nel pieno del Vappu, una delle più importanti feste “comandate” della Finlandia, e la festa in cui (a parte Juhannus, la festa di mezz’estate) i finlandesi danno il peggio di sé. Con 3°C girano mezzi nudi, fanno il bagno nelle gelide acque del Baltico (nudi!), bevono, urlano, ballano, si travestono, bevono… Insomma, festeggiano come se non ci fosse un domani (e noi, povere terrone, tutte imbacuccate nei nostri piumini e nelle nostre sciarpe abbiamo esorcizzato il freddo mangiando un semplice cono gelato).
Secondo, vista la premessa precedente, ci aspettavamo non dico un casino della madonna ma almeno un minimo di allegria lì, in quella fantastica location che è il Virgin Oil. Insomma, fuori il locale c’era il devasto più totale, ma all’interno sembrava essere passati per la porta di Narnia: un altro mondo. Gente composta, giusto un po’ alticcia (alla quinta birra) e ben vestita (tranne qualche piccola eccezione, ma è Vappu…). E a concerto inoltrato, ci rendiamo conto che gli unici a far casino (nel vero senso della parola) eravamo noi 7 italiani. Cioè, 7 persone su almeno un 5-600 che stavano lì. E Porra, il chitarrista, ogni tanto ci rivolgeva qualche sguardo divertito. Gli unici altri due elementi di “vita” lì presenti erano una tipa in crisi mistica che penso credesse di essere a un concerto di Enya e una nonnina col tipico cappello bianco che i finlandesi indossano per Vappu che saltellava e applaudiva.
Nel frattempo, il signor Timo Kotipelto, pur essendo il più anziano lì, non era da meno dei suoi amichetti sul palco. La voce ancora potente, le canzoni ricche di energia e coinvolgentissime, le parti strumentali eccellenti anche se improvvisate per il 90%. Indimenticabili soprattutto le paperelle sulla tastiera di Johansson.

(continua)

Keep on rocking in a free (?) world (parte 1)

Posted in Musica on 29 luglio 2013 by takochan88

Benché possa sembrare che sia andata al recenterrimo live di Neil Young a Roma (magari!), era l’unico modo che avessi per riassumere un po’ tutto l’andazzo di questi ultimi mesi.
Vi ho lasciato che avevo appena preso il biglietto per il concerto dei Korpiklaani, e inutile dire che quell’allegro gruppetto di finlandesi ubriachi mi ha lasciata col sorriso sulle labbra e con una voglia matta di passare la mia vita alla ricerca del concerto perfetto (in realtà no, ma atteggiamoci un po’…).
Insomma, da novembre 2012 a ieri penso di aver spaziato in lungo e in largo qualunque tipo di “live”, dalle reunion fatte senza un particolare criterio logico-scientifico (ma diciamo anche morale!) ai concerti “mah, tanto non c’avevo un ca** da fare…” (ma quanto sono scuVVile??)

Partiamo dal principio:
A novembre (la città si spense in un istante… scusate, non lo faccio più!) l’Afrakà Rock Festival si è gentilmente trasferito dalla ridente città di Afragola al Teatro Trianon nel centro storico di Napoli (in linea d’aria quanto saranno? 10 km??), permettendomi così di poter gioire di qualche bel nome scritto a caratteri cubitali sui cartelloni (abusivi, of course) e conseguenti concerti a poco più di 10 eurI a sera.
Il primo della lista è (quello gnoccone che manco ve lo sto a dì di) Richie Kotzen, venuto a Napoli col suo trio: due mbriaconi, che mentre noi stavamo facendo la fila per entrare già erano alla seconda birra, e lui, che stava più di là che di qua chissà per quale assurdo motivo (sì, vabè.. io lo so, voi lo sapete, è inutile star qui a parlarne). Però il concerto è stato interessante. Non conoscevo tutte le canzoni (in realtà manco mezza, mi ero fermata al suo periodo nei Poison e nei Mr. Big…), ma la sua bravura era tangibilissima.

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Prima pecca, la mia idiozia. Me l’ero anche portata la fotocamera, ma avevo lasciato la card sulla scrivania; per cui sono stata costretta a fare le foto col cellulare… Sì, sono un genio.
Seconda pecca, la “prima-donnezza” (??) di Kotzen stesso. Alla fine del concerto, i due mbriaconi erano dietro le quinte a mbriacarsi con le groupies (??) e i fans più sfegatati (me e i miei due compagni di avventure inclusi), a far foto ridicole, chiacchierare di cretinate e sperare di convincerli a tornare in città prima o poi. E Kotzen? Il nulla più assoluto. Gli steward del teatro ci hanno dovuto tirar via dal teatro per i capelli, e a quel punto ci siamo appostati vicino al camioncino della band, dove gli mbriaconi stavano ancora mbriacandosi (domanda generale: “Ma chi cavolo lo guida, quel coso?”) e quando alla fine Kotzen è uscito dal teatro (dopo quasi 2 ore dalla fine del concerto), ci ha concesso esattamente 5 minuti per fare foto e autografi (e pure parecchio controvoglia).
Sì, ok, sei un padreterno alla chitarra, ma cala la cresta!

Secondi in lista, gli Shampoo, storica cover band dei Beatles che reinterpreta(va) le loro canzoni in napoletano. Partendo dal presupposto che c’hanno praticamente l’età dei rimanenti Beatles messi insieme (a testa) e che non suonavano insieme da (20?) anni, ‘sta reunion se la potevano risparmiare: diretta su Radio 1, interviste che boh? ma che gli avete chiesto?, gente chiamata ad intervenire sul palco che machica**soquesti??… Ma il non plus ultra è stato la cantante (di cui, ringraziando il cielo, non ricordo il nome) che ha duettato con loro: accento napoletano fortissimo benché stesse cantando le canzoni dei Beatles originali (quindi, in inglese), stonatissima e soprattutto scollatissima! Per la serie: so’ fregna, che me ne frega di avere una bella voce… Insomma, in due ore circa questi avranno suonato i pezzi loro per una mezz’oretta scarsa, e maluccio perché risentivano sia dell’età che del fatto di non aver suonato più dai secoli dei secoli. Avrei volentieri chiesto il rimborso del biglietto.

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Ah, ho dimenticato di aggiungere una chicca: il giorno dopo, uno del gruppo mi trova su facebook e mi contatta, dicendomi di ricordarsi di me (avevo fatto delle foto alla band a distanza ravvicinata per far contenti i suddetti due compagni di avventure), e PUFF! Mi chiede se per caso avessi degli interessi nel mondo dello spettacolo… Declino ogni sua offerta di contratti discografici (chiamiamoli così…) e lo blocco/rimuovo/elimino. Abbiamo scoperto da dove veniva la campana di San Pietro di cui sopra…

Lasciamo per una piccola pausa l’Afrakà per dedicarci ad un festival metal per band emergenti(ssime) a Bacoli. L’unica cosa che abbiamo pensato quella sera è stata “Ma chi cavolo ce l’ha fatto fare???”
Ok, avevamo scroccato un paio di ingressi al nostro amichetto che c’aveva uno stand lì, ma è stata una cosa assurdissima, organizzata male, gestita peggio e che ci ha causato un blocco alle articolazioni per i due giorni successivi!
Mi spiego: ok, era novembre, ma faceva piuttosto caldo, per cui eravamo vestiti leggerini. Trattandosi di un festival metal, poi, immagini pogo, mazzate, sudore (la fila sotto la neve per Sonata Arctica ha temprato il mio giovine spirito); per cui, ci portiamo dietro giusto una felpa un po’ più pesante… ERRORE GRAVISSIMO! Avremmo dovuto portare i montoni e gli stivali antiscivolo imbottiti. Ci siamo ritrovati in una conca vulcanica in cui c’erano solo nebbia e zanzare. Umidità come se piovesse, il freddo, il gelo, la fame e la sete. Eh sì, perché anche se il nostro amichetto aveva pagato fior di soldini (non lui, ma chi per lui) per avere uno stand e pubblicizzare il negozio, non gli spettava nemmeno mezzo bicchiere di birra, figuriamoci a noi altri “imbucati” (e così per tutti gli altri standisti). Ma il freddo e la fame hanno vinto, per cui beviamo per scaldarci e mangiamo una pizza (a dir poco pessima) per rifocillarci.
“Vabè, ma lui c’aveva lo stand, voi potevate andare a sentire il concerto..” La risposta è: “Ma anche no!” Siamo entrati per un minuto scarso in quella specie di capannone che fungeva da palazzetto dello sport, ed abbiamo preferito di gran lunga il gelo artico all’esterno, dove c’erano gli stand: l’unica band decente era una specie di cover-band di non si sa esattamente chi, dato che spaziavano dai Guns’n’Roses ai Metallica. E il pubblico era praticamente un gruppetto di poco più di 20 persone che probabilmente anche loro si erano imbucati con i gruppi o con gli standisti. Altro che pogo, sudore, dolore e palpate di chiappe clandestine…
Vinti dalla disperazione, abbiamo reimpacchettato tutto e siamo fuggiti a Napoli dove siamo entrati alla facoltà di Architettura dove era stata organizzata una festa autogestita con tanto di rappers e musica decisamente più decente di quella che avevamo appena lasciato. Ma eravamo troppo stanchi e l’umidità ci aveva letteralmente bloccato qualunque osso si trovasse all’interno dei nostri poveri corpi, per cui siamo andati a prenderci un the caldo in uno dei baretti aperti fino a notte fonda (la tristezza proprio!!!)

Ci riprendiamo (più o meno) dalle fatiche della sera prima per inoltrarci nelle atmosfere psichedeliche degli anni 70: the Stick Men were back in town! Dio in terra (stavolta per davvero!) Tony Levin di nuovo a Napoli, e con lui il Signore dei Signori Pat Mastellotto e un nuovo elemento per la band, Markus Reuter.

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Inutile dirlo: dei mostri! Due ore di musica allo stato puro. Hanno spaziato dalle musiche più decise e più “rock” degli ultimi album di Levin alle sfumature del progressive sperimentale tipico degli anni 70. Ho avuto l’impressione di stare sotto acido pur non avendo preso altro che un trancio di pizza poco prima di entrare a teatro (colpa del basilico?). E poi, il massimo assoluto: Larks Tongues In Aspic, Part 2. Stavo per mettermi a piangere mentre la stavano suonando. Capolavoro.
E, come esattamente successe nel lontano 2009, si sono fermati per gli autografi. Umili, disponibili e gentilissimi, almeno Levin e Reuter, perché Mastellotto stava smontando la batteria (ma ne riparliamo dopo). Arrivato il mio turno, dissi a Levin: “Grazie per aver suonato Larks Tongues In Aspic” e lui: “Ti è piaciuta?” con un’espressione sorpresissima, come a dire “Ma che davero?”. Magari ci fossero più musicisti del genere, MAGARI!!
Fotine fatte, autografi presi, ci dirigiamo verso l’uscita e PUFF!! Becchiamo Mastellotto che aveva appena messo a posto la batteria in un camioncino, al che lo blocchiamo (placchiamo?) per chiedergli se poteva firmarci qualche autografo. La prima cosa che mi dice è stata: “Hai un accento così perfetto che ho creduto fosse qualcuno della mia crew… Complimenti per l’inglese!” (*Serena sviene in 3.. 2…* ah no, tutto ok, mi sono ripresa).
Insomma, quando un dio della musica ti fa i complimenti per l’inglese, pensi di non aver buttato nel gabinetto 6 anni della tua vita all’università (e 13 a scuola).

(continua…)

Cose belle

Posted in Senza categoria on 15 febbraio 2013 by takochan88

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Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. 😀

Quarto di secolo, sto arrivandoooo!!!!

Posted in Senza categoria on 9 febbraio 2013 by takochan88

In questi ultimi giorni (No, non è vero. Solo oggi. Ma non diciamolo troppo in giro) ho riletto un po’ di cose pubblicate in questo blog.
Ho notato che è piuttosto evidente che ce l’ho da diversi (troppi?) anni. Il mio modo di scrivere, di pensare e di vedere le cose erano molto diversi rispetto ad adesso, talmente tanto che mi è capitato di pensare “Ma ho scritto davvero io ‘ste st***te?”, e ammetto di esser anche stata tentata di premere il tasto “Delete Post”.

Però ho pensato: quella ero io, non posso cancellarlo. A quel tempo la pensavo in quel modo, volevo sfogarmi in quel modo, volevo esprimere il mio giudizio riguardo quelle cose, seppur stupide o inutili. Se cancellassi quel post negherei di essere stata quella persona, cosa che bene o male mi ha portato ad essere quella che sono adesso (commento inopportuno della vocina interiore: “bella chiavica”).

Si vede che sto invecchiando, anche (e soprattutto) perchè sto scrivendo ‘sta cosa…

Time goes by

Posted in Senza categoria on 18 gennaio 2013 by takochan88

Un anno che non posto nulla… Cavolo!
Potrebbe sembrare che mi sia dimenticata dell’esistenza di questo blog, ma la verità è che ne ho anche altri, e questo lo trascuro un po’ di più rispetto agli altri.

In ogni caso sarò breve (forse anche troppo). Il 2012 ha fatto schifo. Forse si è salvato solo il concerto dei Sonata Arctica di fine luglio, ma non per il concerto di per sè…
Ma il 2013 è iniziato non dico nel migliore dei modi (anzi, direi l’esatto opposto: ho passato la notte del 31 dicembre e l’intera giornata del 1° gennaio a metà tra il letto e il bagno per un’infezione intestinale che mi ha portato anche la febbre), ma almeno con una prospettiva di “vita” migliore. Nessun buon proposito che finirò col non mantenere mai (anche perchè sono sempre i soliti…), ma giusto qualche piccolo desiderio che vorrei realizzare.

 

E comunque, a maggio vado in Finlandia. Mene vittuun kaikki 😀

Today is the day!!

Posted in Musica, Videos on 8 gennaio 2012 by takochan88

Oggi è 8 gennaio.
Lasciate entrare Ascanio!!

 

 

Goodbye Winter

Posted in Senza categoria on 6 settembre 2011 by takochan88

Ciao anche a te, Winter. Saluta Nouit da parte mia.

Ciao Nouit.

Posted in Pensieri inutili on 20 luglio 2011 by takochan88

17 anni, e forse ne avresti meritati anche di più.
Ma sono contenta di sapere che sei stata te stessa fino all’ultimo istante.

Ciao Nouit.

Mp3 Random Music Test: In America

Posted in Musica, Test on 27 aprile 2011 by takochan88

Siate clementi e assecondate la mia voglia di non fare niente, grazie. (vedi anche qui: https://takochan88.wordpress.com/2009/03/08/another-brick-in-the-wall-part-2/)

  • SE QUALCUNO TI CHIEDE COME STAI, COSA RISPONDI? “Killing me softly”, Aretha Franklin (sì dai.. ci sta)
  • COME DESCRIVERESTI TE STESSO? “Accidentally in love”, Counting Crows (uhmarò xD)
  • COSA TI PIACE IN UNA RAGAZZA O IN UN RAGAZZO? “Grace”, Jeff Buckley (oddio, non esageriamo adesso)
  • COME TI SENTI? “Too much”, Spice Girls (mi sento “troppa” xD)
  • QUAL E’ LO SCOPO DELLA TUA VITA? “Kingdom for a heart”, Sonata Arctica (semmai il contrario u.u)
  • QUAL E’ IL TUO MOTTO? “The world is not enough”, Garbage (non mi facevo così totalitaria)
  • COSA PENSANO DI TE I TUOI AMICI? “The unforgiven”, Metallica (andiamo bene…)
  • COSA PENSANO DI TE I TUOI GENITORI? “Nothing else matters”, Metallica (grazie)
  • A COSA PENSI SPESSO? “Leaving Entropia”, Pain of Salvation (non sarebbe una cattiva idea)
  • COSA PENSI DEL TUO MIGLIORE AMICO? “Weeping willow”, The Verve (forse è quello che il mio migliore amico pensa di me xD)
  • QUAL E’ LA STORIA DELLA TUA VITA? “By the sword”, Emilie Autumn (olè!!)
  • COSA FARAI QUANDO SARAI PIU’ GRANDE? “Colpo di pistola”, Subsonica (suicidami!!!)
  • COSA PENSI QUANDO VEDI UNA PERSONA CHE TI PIACE? “Sunday morning”, Maroon 5 (direi che è fattibile)
  • COSA BALLERAI AL TUO MATRIMONIO? “Nuova ossessione”, Subsonica (mi viene quasi da ridere)
  • COSA SUONERANNO AL TUO FUNERALE? “Nth degree”, Morningwood (spero che la ballino tutti u.u)
  • QUAL E’ IL TUO PASSATEMPO PREFERITO? “Please don’t let me be misunderstood”, Santa Esmeralda (sto rotolando dal ridere xD)
  • QUAL E’ LA TUA PAURA PIU’ GRANDE? “Gravity”, Maaya Sakamoto (cadere?)
  • QUAL E’ IL TUO SEGRETO PIU’ NASCOSTO? “Aria di Mezzo Carattere”, Nobuo Uematsu (amo la musica classica, non lo nego)
  • COSA STAI FACENDO ADESSO? “Man overboard”, Blink 182 (yeeeeeeeeeeeeeee)
  • COSA PENSI DEI TUOI AMICI? “Fear of the dark”, Van Canto (Iron Maiden cover) (mi manca cantarla in macchina con Pasquo T.T Dighidon dighidon dighidon)
  • CHE NOME METTERAI A QUESTA NOTA? “In America”, Creed